Matteo Negri / Una cosa divertente che non rifarò mai più

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Verrà inaugurata il 18 gennaio 2013 alle ore 18.30 presso la galleria ABC Arte di Genova, diretta da Antonio Borghese, la personale di Matteo Negri, Una cosa divertente che non faro mai più. Il titolo della mostra cita il saggio di un reportage corrosivo di David Foster Wallace sulla tipologia dell’americano medio in vacanza ai Caraibi.

Matteo Negri - At the end of the dayUna forte componente ludica è accostata, nel lavoro di scultura, installazione e fotografia di Matteo Negri (Milano 1982), a una riflessione sull’evoluzione del soggetto umano dall’infanzia all’età adulta, e si completa attraverso la selezione eclettica di materiali plastici, dalla ceramica, al bronzo e alle resine.

Il gioco danese LEGO, con i suoi mattoncini ad incastro, diventa l’elemento modulare minimo da cui muove la ricerca di spazio, forme, relazioni cromatiche, interazioni con ambienti interni ed esterni. La scelta, quasi un archetipo trasversale per le generazioni, dalla forte valenza comunicativa ed emozionale, si radica nell’assonanza palese tra il marchio LEGO e l’Ego, come struttura psichica deputata al rapporto con la realtà e allo scambio con l’altro.

Il LEGO funziona quindi come metafora del costruire e del manipolare, come icona del gioco e della creazione.

Referente dell’artista milanese è il rapporto con il globo terracqueo, a partire dal mondo interiore, non solo a livello psichico, ma anche genetico e molecolare.

Le sue scelte estetiche assumono come espliciti riferimenti iconografici gli artisti Piet Mondrian e Alighiero Boetti, per poi passare all’opera chiave che, sovvertendo scala e formato della sequenza di nucleotidi, trasforma il DNA in un’icona perentoria e, allo stesso tempo, volatile di rigenerazione.

La mostra, con opere site-specific, è introdotta da un parallelo percorso urbano genovese, en plein air, ed è estesa al tessuto metropolitano attraverso installazioni pubbliche, come già a Parigi, Londra e Honk Kong.

All’ingresso della galleria, il visitatore è invitato al confronto con la suggestiva fotografia (Big Landscape) di un variopinto gruppo di mine smaglianti sul tappeto verde di un biliardo da carambola: annuncio di una partita dagli esiti imprevisti. Nella stessa sala, figurano tre lucenti mine di profondità, in ceramica invetriata, la più grande delle quali sontuosamente squarciata (Ground Zero), in modo da trasformare la detonazione in uno scintillante scenario barocco.

Nel salone centrale, uno spot di luce punta decisamente sulla struttura bianca e fantasmatica di un doppio elicoide ( The source code), ideato appositamente per ABC ARTE, e che si impone occupando estensivamente lo spazio circostante.

Dalla sommità dell’installazione sgorga inoltre una nuvola di palloncini bianchi, in una sorta di spartito o autoritratto descrittivo del processo di generazione cellulare del codice genetico.

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Omaggio alla vocazione marinara di Genova è l’imponente nodo nautico, realizzato nei colori della bandiera di San Giorgio e intitolato Nodo Margherita.

Ritmata da superfici metalliche, variamente modellate, è invece la sala che accoglie quattro esemplari de L’Ego Mondrian, composizione multicolore su fondo di ferro cromato e laccato, in dialogo con L’Ego Mappa, dedicata all’artista scomparso Alighiero Boetti. Allo stesso artista rinviano il mappamondo intitolato LEgo Globe e le dieci mappe planetarie, cromaticamente diversificate, su base LEGO bianca, dell’ultima sala: visione del mondo a colori, oscillante fra il sogno infantile e la commedia della geopolitica globale.

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