Sicurezza e privacy sui social media e online: i consigli di ZoneAlarm

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Proteggere la privacy dal maltempo

zonealarmNonostante il 95% delle persone utilizzi oggi i servizi cloud, la maggior parte degli utenti non ne è consapevole – e circa un terzo pensa che si tratti di un fenomeno meteorologico. Altri evitano di utilizzare il cloud perché preoccupati da questioni di privacy e sicurezza. Vi sono alcune credenze comuni errate in tema di cloud. Diamo un’occhiata ad alcune miscredenze più comuni.

 

Convinzioni errate

In molti hanno ancora dubbi sul cloud, ammettendo di avere finto almeno una volta di sapere di cosa si tratta.  Che si tratti di una conversazione con i colleghi o durante un colloquio di lavoro, il 22% degli americani ha affermato di avere finto di sapere come funziona il cloud.

Se il 59% crede che l’ufficio del futuro sarà interamente su cloud, il 51% crede che il cattivo tempo possa influire sul cloud computing. Il 32% crede sia “una cosa del futuro” e ben il 29% degli intervistati crede che il cloud abbia a che fare con il meteo.

 

Attività sulla nuvola

Il 54% degli intervistati afferma di non usare mai servizi cloud, ma la maggioranza non è consapevole di utilizzare servizi hosted su piattaforme cloud. Ad esempio, alcune delle attività di questo tipo più comuni sono: utilizzo di file sharing (19%), library di musica e video (22%), archivio foto (29%), gaming (45%), utilizzo di social network (58%), shopping (63%), servizi di e-banking (65%).

Ma cos’è esattamente il cloud e perché le persone sono restie a utilizzarlo?

Il cloud non ha niente a che vedere con il meteo ma piuttosto con internet. Si riferisce a un’applicazione che è hosted o basata su server internet. Le aziende come Google, Facebook, Yahoo, Flickr e Apple hanno numerosi server o server farm dove possono archiviare i contenuti multimediali degli utenti. Questo elimina la necessità di eseguire il backup di file su hard disk, condividere musica su CD, e di archiviare foto su chiavette USB e altre memorie.

E allora perché tanta esitazione?

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I motivi principali per cui le persone non utilizzano il cloud sono i costi (34%), preoccupazioni a livello di sicurezza (32%)e di privacy (31%), ma anche conoscenza insufficiente o nulla del cloud (15%), o utilizzo di un software con le stesse funzionalità (9%).

 

Esistono però strumenti e accortezze per proteggere la propria privacy su cloud o si utilizzano servizi hosted su piattaforme basate su cloud come i social network.

Che piaccia o meno, le attività su internet vengono infatti monitorate ogni volta che si accede online. È bene impara chi ci monitora, che cosa significa a livello di privacy, e cosa è possibile fare. Il 69% degli utenti ha la sensazione di avere meno controllo sulle proprie informazioni personali rispetto a 5 anni fa. Il 61% degli utenti dei social network condividerebbe più contenuti se potesse controllare chi visualizza i contenuti pubblicati.

 

Quando si è online, differenti programmi e contenuti pubblicitari possono tracciare attraverso il browser le attività di ricerca e sui siti online. Gli strumenti più comuni per tracciare e registrare queste informazioni includono ad esempio Javascript, le immagini, i cookies flash, iFrame e anche:

  • Pulsanti social: questi pulsanti sono in grado di passare informazioni ai social network su tutte le attività sul web, persino se non si clicca mai, non si è loggati o non si possiede un account sui social network.
  • Reti pubblicitarie: Le reti pubblicitarie costruiscono profili personali “gemelli” che seguono gli utenti sul web. Questi profili dettagliati contengono informazioni demografiche e interessi personali.
  • Società di monitoraggio: queste agenzie monitorano le attività sul web, inclusa la cronologia delle ricerche, dove si clicca, gli acquisti effettuati e i video visualizzati.

Esistono oltre 200 advertiser di terze parti e 630 tecnologie di monitoraggio che raccolgono i dati personali sul web, senza considerare i numerosi siti web che raccolgono le informazioni personali quando vi si accede online.

Il 68% delle persone “non è d’accordo con la pubblicità mirata perché non desidera che il proprio comportamento online venga analizzato.”

Le aziende utilizzano le attività sul web – come acquisti, click, articoli letti e cronologia web – per creare profili estremamente dettagliati che includono aspetti personali della vita privata quali religione, credo politico, orientamento sessuale, status economico, e condizioni di salute.

 

I rischi principali legate alle attività di monitoraggio online non riguardano solo la pubblicità mirata, ma la raccolta e l’utilizzo di informazioni personali secondo modalità che non si possono vedere, conoscere o persino immaginare. Il rischio è quello di subire furti di identità, perdere opportunità di lavoro o subire danni a livello di reputazione online.

 

6 consigli per proteggere la privacy online

  1. Bloccare il monitoraggio segreto con la funzionalità gratuita Do Not Track di ZoneAlarm
  2. Riprendere il controllo sui social media, e impostare condizioni di privacy più rigide sui social network
  3. Proteggere la navigazione utilizzando HTTPS e connettendosi a VPN (Virtual Private Network)
  4. Rimuovere le informazioni dalle aziende che le visualizzano pubblicamente e le vendono
  5. Dar voce ai propri diritti e opporsi contro policy di siti web che violano la privacy
  6. Salvaguardare le proprie informazioni, evitando di fornire informazioni personali ai siti web quando possibile
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