Sicurezza on-line, i giovani sono meno prudenti degli adulti

Il 77% degli studenti presta particolare attenzione nella scelta della password, contro l’86% degli adulti, che scelgono anche combinazioni più complesse. Le donne sono meno attente degli uomini. Mentre gli sposati (89%) creano password più sicure dei single (77%)

 

Incoscienza o semplice sconsideratezza alla base del comportamento dei giovani, che on-line risultano meno prudenti degli adulti nella scelta delle password personali. Sta di fatto che gli adulti riescono a proteggersi meglio in Rete rispetto ai cosiddetti nativi digitali. Possono destare qualche sorpresa i risultati di una nuova ricerca Harris Interactive per ESET NOD32, uno dei grandi produttori mondiali di software per la sicurezza informatica.

La ricerca, condotta su un campione di più di 2.000 americani over18, ha rivelato infatti che il 77% degli studenti presta particolare attenzione alla scelta della password rispetto all’86%  di impiegati, liberi professionisti e pensionati. Non è ben chiaro però se queste percentuali siano dovute a  un comportamento spregiudicato, piuttosto che ad una mancata consapevolezza delle minacce informatiche oppure a semplice ‘stress da troppe password’.

Alla domanda “Usi la stessa password per diversi account personali online?” il 46% degli intervistati ha risposto affermativamente e, ancora una volta, il gruppo più propenso a farlo è quello di età compresa tra i 18 e i 34 anni (49%), contro quello degli over 55 (43%). Emergono anche differenze di genere: la maggioranza di coloro che scelgono un’unica password per account multipli sono donne, soprattutto nella fascia compresa tra i 18-34 (56%) rispetto a quella delle over 55 (35%). Si scopre invece che la prudenza aumenta quando si tratta di PIN. Agli intervistati è stato chiesto se usassero lo spesso PIN ad esempio sia per il cellulare che per il bancomat. Nel complesso, meno di una persona su 10 (8%) usa lo stesso PIN sia per i prelievi bancomat che per la casella vocale del cellulare. Ma di nuovo, i più propensi ad adottare questa pratica rischiosa sono i giovani tra i 18 e 34 anni (12%), rispetto agli over 55 (solo il 3%). È interessante notare che stavolta, in entrambe le fasce anagrafiche, i meno prudenti sono gli uomini, esattamente il 13% nella prima e il 2% nella seconda.

 

Più in generale dalla ricerca emerge che l’84% degli intervistati usa combinazioni complesse di numeri, lettere e simboli per la scelta delle password in rete: una percentuale inattesa se si pensa ai numerosi furti di password negli ultimi 12 mesi, come quello di migliaia di account Yahoo! dello scorso luglio. Ma ancora una volta sono gli over 55 i più propensi a creare una password complessa (89%), rispetto a giovani di età compresa tra i 18 e 34 (77%).

Altri interessanti risultati della ricerca Harris Interactive per ESET NOD32 riguardano le differenze di natura socioeconomica: gli sposati (89%), ad esempio, creano password più sicure dei single (77%), lo stesso vale per i lavoratori con reddito alto (88%) rispetto a quelli con reddito più basso (79%). Persino la dimensione dell’abitazione mostra una correlazione con il grado di sicurezza delle scelte operate: nell’87% delle case con più di due occupanti si creano password complesse, mentre  la percentuale scende a 75 se l’abitazione è occupata da una sola persona. I laureati infine sono i più propensi ad usare lo stesso PIN su diversi dispositivi (10%), così come la stessa password per molti dei loro account personali online (52%), rispetto ai diplomati o con grado di istruzione inferiore che compiono spesso la stessa scelta a proposito di password.

 

In un eco-sistema digitale sempre più interconnesso, dagli account dei social media a quelli bancari, all’accesso ai diversi dispositivi quali desktop, lap-top, smartphone e tablet, la password resta, ancora oggi, la frontiera della sicurezza informatica e della protezione della privacy. È necessario quindi sceglierla con maggior cura”. Questo il monito degli esperti sulla sicurezza informatica di ESET NOD32. Soprattutto per i giovani nativi digitali.

 

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