SMART CITY: il 2012 è l’anno della svolta

La seconda giornata di Smau accende i riflettori sul tema delle Smart City. Il convegno “ La via Italiana alle città Intelligenti” segnala come, attraverso i bandi del Miur e il recente Decreto Crescita 2.0, le Smart City si candidano ad essere uno dei principali motori di sviluppo dell’economia italiana. In Smau premiati gli esempi virtuosi di utilizzo di tecnologia ICT al servizio della comunità: vincono Ia prima edizione del Premio Nazionale Smart City Roadshow tre progetti realizzati dal Comune di Venezia, dalla Provincia Autonoma di Trento e dal Comune di Venaria Reale.

Dall’esperienza di Smart City Roadshow, l’iniziativa dedicata alle città intelligenti realizzata da Smau in collaborazione con Anci e con il contributo di Net Consulting, è andata in scena a Milano la prima edizione nazionale del Premio Smart City, un riconoscimento ai casi più innovativi di sviluppo di città intelligenti raccolti dall’Osservatorio Smau – Politecnico di Milano nel corso del 2012.

La mattinata dedicata all’universo delle Smart City è iniziata con il saluto di Pierantonio Macola, amministratore delegato di Smau che ha accolto gli ospiti istituzionali sottolineando il ruolo che Smau può svolgere nel risolvere un problema culturale ancora esistente che impedisce il pieno sviluppo delle progettualità in chiave smart city in Italia “ in tema di Smart City, siamo forse indietro rispetto ad altre nazioni, ma la via italiana alle città intelligenti esiste e le testimonianza e gli interventi che stanno animando questa tre giorni di Smau dimostrano che il nostro Paese può giocare un ruolo da protagonista in questo settore. E’ importante però che Comuni e città Italiane operino scelte strategiche mirate per usufruire di tutte le opportunità che offrono le istituzioni, a cominciare dalla Comunità Europea. Per questo Smau accende i riflettori su questa tematica di grande attualità, mettendo a confronto i protagonisti che sono chiamati a creare le città del futuro, quindi i Sindaci e gli amministratori delI’ICT”.

Il Convegno Istituzionale dal titolo “La via italiana alle città intelligenti” è stato poi occasione per fare il punto sulla situazione delle città italiane in termini di innovazione e per discutere le potenzialità di una sinergia innovativa tra il pubblico e il privato al fine di rendere possibile una migliore qualità di vita dei cittadini e, nel contempo, un risparmio di energie e risorse economiche.

L’intervento introduttivo è stato affidato ad Antonella Galdi, Responsabile Innovazione Anci, che ha illustrato la situazione italiana in relazione allo sviluppo smart: “innanzitutto, il concetto di Smart City affascina perché fa riflettere sull’esigenza di ripensare le città a partire dai bisogni emergenti della comunità estesa dei cittadini, da intendersi nell’ accezione più ampia del termine, che includa cioè tutti gli attori che partecipano alla valorizzazione del patrimonio urbano, culturale e sociale delle città. 
Anci ha svolto un’indagine stilando un quadro delle 54 città italiane con più di 90 mila abitanti, analizzando le scelte strategiche dei Comuni, l’ambiente urbano, il comparto della sanità, dell’energia, di mobilità e logistica: le differenze tra città, indipendentemente dalla collocazione topografica, sono talvolta evidenti. I risultati di questo studio devono far riflettere: devono spingere il settore pubblico a potenziare le strategie di sviluppo e, nel contempo, incentivare i grandi player a creare progetti mirati. 
A supporto delle Amministrazioni Pubbliche Anci interviene lanciando in Smau un progetto concreto e innovativo, la Scuola per Giovani Amministratori: uno strumento a disposizione degli under 35 per acquisire valori, obiettivi e strumenti idonei a governare al meglio il proprio territorio. 
Al mondo delle imprese si chiede lo sforzo di progettare insieme alle città e per le città, creando strategie ad hoc finalizzate alla crescita e all’evoluzione di ogni singolo patrimonio cittadino: la sfida rilanciata dal ministero dello Sviluppo Economico, infatti, è stata ben accolta dalle Amministrazioni Comunali nonostante le criticità esistenti, a cominciare dalla scarsità delle risorse finanziarie. L’impatto forte della crisi, però, deve spingere a mettere come priorità i bisogni del cittadino.” 

Ha fatto seguito il contributo scientifico di Giancarlo Capitani, Presidente Net Consulting e Professore presso il Politecnico di Milano, che ha analizzato il contesto infrastrutturale italiano in relazione all’ Europa: “oggi, qui a Smau, cogliamo l’occasione di fare un primo bilancio sullo stato delle attività svolte e di fare il punto sul molto che si è già fatto. Nello stesso tempo bisogna anche rilevare le criticità esistenti in relazione alle prospettive offerte dalle politiche europee, come ad esempio il programma Europe 2020, che ha messo in atto delle strategie concrete e coordinate per lo sviluppo delle città intelligenti attraverso la cooperazione di imprese, amministrazioni e cittadini, considerando tre aree specifiche di interesse, come l’impiego di nuove tecnologie, l’energia e la mobilità. 
Dagli studi emerge che il punto di partenza per lo sviluppo delle smart cities risiede sì nella creazione di partnership tra grandi vendor e singoli Comuni, ma anche nella creazione dei cosiddetti Lighthouse Projects, i “progetti faro” esportabili ad altre realtà e adattabili alle singole e specifiche esigenze. Gli esempi europei (Barcellona e Londra su tutti) ci mostrano infatti i vantaggi dell’adozione di un’attitudine olistica, ossia totalizzante, capace di coinvolgere davvero tutti gli aspetti caratterizzanti le città. In questo senso, il quadro della situazione italiana rispetto all’Europa dimostra che ci mancano molte progettualità importanti, ma, soprattutto, che il gap coinvolge gli aspetti dalla frammentarietà dei progetti e della difficoltà di renderli replicabili. I vincoli di bilancio e la burocrazia, inoltre, non ci consentono un’attivazione in tempi rapidi degli stessi”. 
In conclusione Capitani osserva però che “il 2012 è un anno di svolta, perché ha segnato un salto di qualità rispetto al passato: a cominciare dai bandi Miur, che hanno sensibilizzato e portato a diffondere una nuova cultura dell’innovazione. In secondo luogo, il Decreto Sviluppo ha avuto un impatto molto positivo, e soprattutto il merito di aver messo al centro l’esigenza di digitalizzazione e informatizzazione del sistema Paese: ora è giunto il momento di creare una “via intelligente alle città italiane”. 

Successivamente ha avuto luogo la tavola rotonda, moderata da Federico Pedrocchi, giornalista di Radio24, che ha visto un proficuo confronto tra i Sindaci di numerosi Comuni italiani e gli amministratori delegati di importanti aziende dell’ ICT.

Fabio Florio, Manager of Business Development, Responsabile Smart Cities e Expo 2015 di Cisco Italia, ha preso per primo la parola e, a partire dal discorso di Antonella Galdi, ha segnalato l’importanza di creare una cabina di regia, “una guida che tenga le redini, che gestisca e controlli la complessità della Smart City: serve un project managing che coordini e si assuma le responsabilità di supervisionare e questo ruolo non può non essere rivestito dalle amministrazioni. Non è sufficiente progettare ed erogare fondi, ma bisogna anche considerare la funzione di gestione e controllo che il Comune deve ricoprire, cosa che non è affatto scontata”.

Giuseppe Gorla, Managing Director Technology di Accenture, prende come esempio il lavoro che Accenture sta svolgendo per Expo 2015, “che ha in effetti un’organizzazione alle spalle che fa da cabina di regia e che ha assunto il ruolo di guida: non è questa l’unica possibilità da contemplare, non ci deve essere un punto di vista rigido e univoco al riguardo. I Comuni hanno il dovere innanzitutto di riflettere su quali siano gli ambiti smart che vogliono fare loro: servizi ai cittadini, approvvigionamento energetico, controllo delle acque o pubblica istruzione: hanno bisogno di soluzioni diverse perché sono, in effetti, ambiti molto diversi: ogni singolo Comune deve dunque riflettere sulle sue priorità e cercare le giuste soluzioni su misura”.

Il primo sindaco a prendere la parola è Wladimiro Boccali, Sindaco del Comune di Perugia, che insiste sull’esigenza di “istituire una forma di controllo nazionale e non parcellizzata, che però non è da confondere, con un ritorno al centralismo statale. E’ necessaria una piattaforma di coordinamento e gestione delle misure che si vogliono mettere in atto, e che tenga le redini di tutti i progetti, da quelli comunitari a quelli nazionali, fino a quelli regionali”.

Piero Fassino, Sindaco del Comune di Torino e Membro del Direttivo Anci, focalizza il suo intervento sulle difficoltà attuali, da parte delle pubbliche amministrazioni, di investire per lo sviluppo in chiave smart: “abbiamo alle spalle un biennio di “sperimentazione” sulle Smart City, nato sulla spinta dei bandi europei. Davanti a noi abbiamo un modello, un’idea di città: il nostro compito è passare dalla rigidità della “città meccanica” a un modello di città flessibile, ma le difficoltà che stiamo incontrando sono numerose. Innanzitutto perché finora non c’è stato un quadro di riferimento in cui collocarsi, anche se grazie all’ Agenda Digitale si è finalmente creata una cornice operativa in cui inserirsi. 
Il secondo problema riguarda le risorse economiche, perché quelle private sono limitate e quelle pubbliche sono quasi inesistenti, dal momento che, nell’ottica del risanamento, si è sempre “pescato” nei fondi da destinare ai Comuni. La scarsità dei fondi implica l’impossibilità di fare investimenti ed uscire dalla sola sperimentazione di soluzioni innovative, quando invece si vorrebbe investire anche nella quantità, oltre che nella qualità. 
Il terzo problema, che è di natura storica, è la verticalità della burocrazia: i progetti devono attraversare delle trafile rigide e sclerotizzate, che non contemplano la possibilità di essere flessibili, dinamici, veloci, cosa che, evidentemente, va a discapito della realizzazione di progetti smart”.

Ferruccio Borsani, Direttore Divisione Business di Vodafone Italia, rileva, invece, il rischio che aumenti sempre più il divario tra pubblico e privato, “perché ci stiamo muovendo a due velocità: la macchina burocratica statale è sempre più ingombrante, mentre noi al contrario, per restare competitivi, siamo chiamati a innovarci costantemente e in modo rapidissimo. La creazione di una cabina di regia che è stata qui proposta deve definire innanzitutto gli obiettivi primari, stabilire gli ambiti in cui si deve intervenire subito: viste le difficoltà attuali, un’attenta valutazione delle priorità è quantomeno necessaria.”

Cristina Farioli, Direttore Sviluppo e Innovazione IBM Italia, afferma che “il primo passo da compiere è creare una cultura dell’innovazione mirata, sul territorio: bisogna ascoltare la città e i cittadini. L’innovazione in Italia si fa, si sta già facendo, ma bisogna concertarla e integrarla con la storia, la tradizione, la conformazione delle singole città. È necessario, a partire da un modello condiviso, disegnare soluzioni su misura di ogni città, come IBM sta già facendo da tempo, diffondendo dei bandi mirati: per il 2012, a titolo esemplificativo, Siracusa ha vinto un servizio di consulenza specializzata IBM”.

Michele Cutillo, Vice President Enterprise Services del Gruppo Hewlett Packard, pone l’accento sulla necessità di “cambiare i processi di business: in questo modo si possono trovare nuovi fondi. Le amministrazioni devono essere disponibili a cambiare approccio nei confronti dell’investimento tecnologico. Il nostro territorio ha centri di vera eccellenza, che dobbiamo rendere fruibili a livello interregionale”.

Mario Occhiuto, Sindaco del Comune di Cosenza sottolinea l’esigenza di fare tesoro dell’esperienza passata: “i processi di sviluppo urbano delle nostre città, nel passato, hanno mostrato quali sono i rischi da non sottovalutare: periferie con alto indice di delinquenza, quartieri-dormitorio, zone urbane iper-congestionate dal traffico e aree sottosviluppate sono il frutto di una cattiva progettazione urbana. L’uso delle tecnologie deve tenere conto delle esigenze dei cittadini e deve rispondere a un disegno ben meditato prima della messa in atto, per evitare di commettere gli stessi errori del passato”.

Paolo Perrone, Sindaco del Comune di Lecce osserva che nel caso di una città turistica come quella che amministra, “le responsabilità aumentano, perché i referenti non sono più solo i cittadini, ma anche i turisti che sono portati inevitabilmente a fare paragoni con la realtà da cui provengono. A Lecce fino ad ora il progetto Smart city è ancora piuttosto rarefatto, e sottolineo in questa occasione che non possiamo permetterci di lasciare indietro, anche nello sviluppo tecnologico, i centri importanti del Sud”.

In chiusura del convegno ha preso la parola Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things, School of Management Politecnico di Milano, che ha illustrato le opportunità e gli scenari di impiego offerti dal cosiddetto “Internet of things” sempre in direzione delle città intelligenti. “Il messaggio che voglio lanciare è che in un contesto come Smau non si può ignorare il legame tra Smart City e tecnologia: in particolare, uno dei primi approcci tecnologici riguarda l’Internet delle cose, o meglio l’uso di oggetti intelligenti, che a loro volta sono interconnessi da reti intelligenti, che consentono la multifunzionalità. Gli ambiti applicativi in chiave Smart City sono ovviamente molteplici, e difatti sono ad oggi in essere 162 progetti sperimentali che vanno dal monitoraggio del territorio, all’e-health, fino alla localizzazione dei mezzi pubblici. 
Ogni ambito applicativo, però, è purtroppo usato in modo monofunzionale, dal momento che viene abilitata solo un’azione alla volta. Per calarsi nel mondo della realtà e dell’implementazione tecnologica c’è l’assoluta necessità di creare sinergie e infrastrutture condivise, per sviluppare servizi integrati e orizzontali, indirizzando gli sforzi in senso comune”.

È stata poi la volta del conferimento del premio Smart City, condotto da Angela Tumino, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, ai casi più innovativi di sviluppo di città intelligenti raccolti dall’Osservatorio Smau – Politecnico di Milano nel 2012.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: